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Esperienza multimarca o di business e distribuzione (BL / BU)
La nostra soluzione è pensata per le piccole organizzazioni, i gruppi e le linee di business.
- Risorse umane
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- Scuole
- Centro di formazione
- Associazione
- Istruzione superiore
- ESN / Portage Salarial
- Club di esperti / Presidenza / Think Tank
- Fondazione
Un’offerta semplice e trasparente che comprende consulenza, hosting e assistenza.
Configurazione :
4.000 IVA esclusa (+ opzioni)
200 tasse escluse/mese per un massimo di 500 registrazioni (in seguito €100 per 200 registrazioni)
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Il nostro obiettivo è quello di fornirti la migliore formazione e il miglior approccio possibile a questi temi.
Un programma di mentoring è un approccio strutturato pensato per aiutare una persona (il mentee) a sviluppare le proprie competenze, integrarsi o progredire professionalmente condividendo esperienze, consigli e know-how con una persona più esperta (il mentore). Il mentoring può essere rivolto a dipendenti di aziende, studenti, membri di associazioni o giovani di talento in cerca di una guida.
L’istituzione di un programma di mentoring presenta numerosi vantaggi per le organizzazioni. In primo luogo, incoraggia il trasferimento di conoscenze e competenze, che è diventato un aspetto strategico a fronte dei massicci pensionamenti e dei rapidi cambiamenti nel mondo del lavoro. Nelle aziende, il mentoring rafforza anche la cultura aziendale, migliora l’integrazione dei nuovi dipendenti e riduce significativamente il turnover del personale. È una leva potente per trattenere e coinvolgere i talenti.
Nel mondo accademico, il mentoring consente agli studenti di beneficiare di un supporto personalizzato, facilitando il loro ingresso nel mondo del lavoro o il loro orientamento. Per le associazioni, le fondazioni o i club di esperti, il mentoring è un modo eccellente per rafforzare i legami tra i membri e sviluppare le competenze interne.
Un programma di successo si basa su alcuni principi chiave: la definizione di obiettivi chiari, la selezione rigorosa dei mentori, il monitoraggio regolare e la valutazione dei risultati. Sempre più organizzazioni utilizzano piattaforme digitali per strutturare e gestire i loro programmi di mentoring.
In breve, il mentoring non è solo un’azione una tantum, ma un vero e proprio investimento nel capitale umano. È una strategia vincente per sostenere le prestazioni individuali e collettive, costruendo al contempo una cultura duratura di sostegno reciproco.
Gli ex dipendenti, spesso definiti “alumni dell’azienda”, sono una risorsa preziosa per qualsiasi strategia di employer branding. La loro esperienza passata, il loro punto di vista esterno e la loro rete di contatti possono rafforzare notevolmente l’immagine di un’azienda, a patto di mantenere con loro un rapporto sincero e strutturato.
In primo luogo, gli ex dipendenti possono diventare potenti ambasciatori. Quando conservano una buona immagine del periodo trascorso in azienda, è naturale che la raccomandino, ne parlino positivamente e ne apprezzino le pratiche o le opportunità manageriali. Questo passaparola qualitativo è spesso più efficace della comunicazione istituzionale.
Poi, integrandole in azioni concrete – testimonianze sui social network, partecipazione a forum sulle risorse umane, feedback da esperienze interne o scolastiche – l’azienda dimostra di mantenere un rapporto maturo e rispettoso con chi l’ha lasciata. Questo rafforza la fiducia dei potenziali candidati, in particolare dei più giovani che sono alla ricerca di trasparenza.
Gli ex dipendenti possono anche svolgere un ruolo di cooptazione, mentoring o addirittura di reclutamento boomerang (ritorno in azienda dopo una carriera fuori). Diventano quindi vettori di stabilità, continuità culturale e diffusione di valori.
Per sfruttare al meglio questa leva, è consigliabile creare una rete di alumni strutturata, con contenuti dedicati, eventi regolari, una directory e persino una piattaforma di collaborazione. Questo aiuterà a formalizzare il rapporto, ad animare la comunità e a creare un legame duraturo.
In breve, integrare gli ex dipendenti nella tua strategia di employer branding significa sviluppare legami che vanno oltre il contratto, accrescere l’appeal dell’azienda e coltivare una reputazione basata sull’ascolto e sul riconoscimento.
Anticipare la perdita di competenze dovuta al pensionamento è una questione strategica per le aziende, le autorità pubbliche e gli istituti di formazione. Con l’invecchiamento della popolazione lavorativa e gli effetti della piramide dell’età, molte organizzazioni corrono il rischio di veder scomparire le competenze critiche senza un piano di trasmissione.
Il primo passo consiste nel mappare le competenze chiave presenti nell’organizzazione. È necessario identificare le posizioni sensibili, le competenze specifiche detenute da un numero ridotto di persone e le funzioni con un alto profilo operativo o normativo. Questa analisi deve includere non solo le competenze tecniche, ma anche il know-how informale e la memoria di processo.
Una volta identificati questi rischi, è fondamentale implementare meccanismi di trasmissione strutturati. Il mentoring è particolarmente indicato in questo contesto, in quanto consente ai dipendenti esperti di trasmettere la loro esperienza in modo graduale, incarnato e contestualizzato. Le coppie senior-junior possono essere formate diversi mesi prima della partenza annunciata.
Allo stesso tempo, le interviste per la capitalizzazione delle conoscenze, la redazione di schede di buone pratiche e la registrazione di contenuti educativi (video, podcast, media interattivi) sono modi eccellenti per documentare e perpetuare le conoscenze.
I dipartimenti HR possono anche introdurre una gestione lungimirante dei posti di lavoro e delle competenze (GPEC) che tenga conto dell’età. Questo aiuta ad anticipare le partenze, a preparare la prossima generazione e a pianificare le assunzioni e la mobilità interna.
Infine, valorizzare i dipendenti senior, coinvolgendoli nella formazione interna o offrendo loro incarichi di trasferimento specifici, è un modo efficace per preservare le competenze e riconoscere il loro valore.
Strutturare un programma di mentoring efficace richiede una metodologia rigorosa e un forte impegno da parte delle risorse umane. Il primo passo è definire chiaramente gli obiettivi del programma: si tratta di supportare i nuovi assunti, di incoraggiare lo sviluppo delle competenze interne o di preparare la prossima generazione?
La selezione dei mentori è una fase fondamentale. Devono essere dipendenti esperti con solide capacità relazionali e un genuino desiderio di trasmettere le loro conoscenze. Per garantire il successo del processo, è fortemente consigliato un corso di formazione preliminare per il ruolo di mentore.
Il processo di abbinamento tra mentori e mentee deve essere attentamente studiato. Può basarsi su questionari di profilo, interviste o strumenti digitali dedicati. Il monitoraggio regolare degli abbinamenti è essenziale: le tappe fondamentali permettono di regolare la relazione e di misurare la soddisfazione dei partecipanti.
Un programma di mentoring efficace comprende anche risorse didattiche, laboratori di gruppo e feedback. È fondamentale valutare l’impatto del programma utilizzando indicatori precisi: tasso di ritenzione, sviluppo delle competenze, soddisfazione dei partecipanti.
Infine, riconoscere il coinvolgimento dei mentori aiuta a garantire la durata del programma. Un programma di mentoring ben strutturato diventa una leva strategica per lo sviluppo dei talenti e l’attrattività dell’azienda.
Il mentoring svolge un ruolo essenziale nel processo di integrazione e fidelizzazione dei nuovi dipendenti. Fin dal loro arrivo, i dipendenti affiancati da un mentore beneficiano di un punto di riferimento umano e professionale che facilita la comprensione dei codici, dei valori e delle pratiche dell’azienda. Questo riduce notevolmente lo stress associato all’assunzione di un nuovo incarico e li aiuta a sviluppare più rapidamente le loro competenze.
Allo stesso tempo, il mentore diventa un tramite per le informazioni e la cultura aziendale, contribuendo a ridurre il senso di isolamento. Questo rapporto speciale favorisce un clima di fiducia e migliora la qualità della vita sul lavoro. Numerosi studi dimostrano che le aziende che attuano programmi di mentoring hanno un tasso di fidelizzazione più elevato, soprattutto tra i giovani talenti e i profili più rari.
Inoltre, il mentoring è un’opportunità per i dipendenti più esperti di migliorare il loro percorso di carriera e di assumere un ruolo gratificante nella trasmissione delle conoscenze. In cambio, sviluppano anche le loro capacità di comunicazione e di leadership. Per l’azienda, questo si traduce in una migliore fidelizzazione, in un maggiore impegno e in una cultura interna più solida.
Un programma di mentoring di successo si basa su un quadro chiaro, obiettivi definiti e un supporto regolare per la coppia mentore-mentee. Si tratta di un vero e proprio strumento strategico per le risorse umane che trasforma l’integrazione in una leva di attrattiva e di fedeltà duratura.
Sì, il mentoring è una leva potente per ridurre il turnover dei dipendenti, soprattutto nelle fasi critiche della carriera di un dipendente: inserimento, sviluppo o periodi di incertezza professionale. Offrendo un supporto umano, il mentoring rafforza il senso di appartenenza, la motivazione e l’impegno a lungo termine.
Quando i dipendenti sono affiancati da un mentore, si sentono più sostenuti e ascoltati. Questo legame personale con una figura esperta permette loro di comprendere meglio le aspettative dell’azienda, di acquisire solidi punti di riferimento e di proiettarsi più facilmente nell’organizzazione. In questo modo si evitano partenze premature dovute alla mancanza di una visione, di un riconoscimento o di punti di riferimento.
Il mentoring incoraggia anche lo sviluppo interno dei talenti. I dipendenti che sentono che stiamo investendo nel loro sviluppo sono più propensi a rimanere e a impegnarsi a lungo termine. Vedono l’azienda come un luogo in cui potersi sviluppare, il che limita il loro desiderio di cercare altrove.
Il mentoring crea ponti tra le generazioni e riduce l’isolamento, soprattutto in ambienti ibridi o di telelavoro. Rafforza la coesione del team, facilita la circolazione delle informazioni e umanizza le relazioni professionali.
Infine, per quanto riguarda il mentore, è anche un modo per fidelizzare il cliente. Affidare a un dipendente esperto un ruolo di passaggio di consegne gli dà un nuovo senso di responsabilità e lo coinvolge in un nuovo ciclo di carriera, che spesso è più stimolante di quello puramente operativo.
Per massimizzare il suo impatto, il mentoring deve essere strutturato, riconosciuto e integrato in una strategia HR complessiva. Se gestito correttamente, diventa un vero e proprio antidoto alla fuga dei talenti.
In un’associazione o in una fondazione, la continuità delle conoscenze è essenziale per garantire la sostenibilità delle azioni, la fedeltà alla missione e l’efficacia dei team nonostante i cambiamenti del personale. A differenza delle imprese tradizionali, le organizzazioni no-profit spesso si affidano a volontari, membri impegnati o dipendenti a breve termine, il che rafforza la necessità di organizzare il trasferimento delle conoscenze.
La prima soluzione consiste nel documentare sistematicamente azioni, procedure e progetti. Ciò comporta la creazione di un archivio vivente di pratiche: guide interne, descrizioni delle mansioni, resoconti di eventi, verbali di riunioni, ecc. Questi documenti devono essere accessibili, semplici e regolarmente aggiornati.
Il mentoring tra vecchi e nuovi membri è una leva potente, particolarmente adatta al settore del volontariato. Il vecchio membro trasmette non solo informazioni pratiche, ma anche lo spirito, i valori e la cultura specifica dell’organizzazione. È un modo efficace per ridurre i tempi di adattamento e aumentare l’impegno.
Si possono anche introdurre dei rituali di passaggio di consegne: coppie uscenti/entranti, giornate di passaggio di consegne, testimonianze video, ecc. L’obiettivo è quello di umanizzare il passaggio di consegne e mantenere una continuità emotiva negli impegni.
L’uso di semplici strumenti digitali (drive condiviso, wiki interno, piattaforma collaborativa) consente di centralizzare le informazioni ed evitare la perdita di dati durante le transizioni.
Infine, è fondamentale promuovere gli alumni: inseriscili nei consigli di amministrazione, offri loro un ruolo di sponsor, crea un circolo di associazioni di alumni. In questo modo si mantiene un forte legame e si incoraggia la riattivazione delle conoscenze in qualsiasi momento.
Preservare la conoscenza all’interno di un’associazione significa garantirne la stabilità, rafforzarne l’impatto e rispettare la storia collettiva che porta con sé.
La creazione di un programma di mentoring efficace richiede molto di più del semplice abbinamento tra mentori e mentee. Sono necessari gli strumenti giusti per strutturare, gestire e sostenere il programma nel tempo. Oggi la tecnologia digitale offre un’ampia gamma di soluzioni per automatizzare, centralizzare e misurare l’intero processo.
Il primo strumento fondamentale è una piattaforma di mentoring. Ti permette di gestire i profili dei partecipanti, automatizzare gli abbinamenti, pianificare gli scambi, monitorare i progressi e raccogliere feedback. Alcune piattaforme includono anche funzioni di chat, agenda condivisa, reportistica HR e valutazione delle competenze.
Allo stesso tempo, strumenti più tradizionali possono essere perfettamente adatti per iniziare: moduli di registrazione (come Google Forms), tabelle di monitoraggio (Excel, Notion), calendari condivisi o anche spazi collaborativi (Drive, Teams, Slack) per centralizzare le risorse e facilitare la comunicazione.
Anche le risorse didattiche accessibili sono essenziali: guide per i tutor, fogli informativi pratici, video, modelli di colloquio, esempi di buone pratiche. Forniscono un quadro di riferimento e aiutano a evitare malintesi su ruoli e aspettative.
Infine, l’analisi del feedback è essenziale per modificare il programma. Si possono utilizzare strumenti di sondaggio o di indagine per misurare la soddisfazione, la frequenza degli scambi, il raggiungimento degli obiettivi… e per giustificare il ROI del mentoring alla direzione.
In breve, scegliere gli strumenti giusti (digitali o meno) non solo fa risparmiare tempo, ma soprattutto aiuta a stabilire una cultura del mentoring duratura e misurabile nella tua organizzazione.
I gruppi di riflessione, i club di esperti e le cattedre di ricerca producono un patrimonio di competenze intellettuali e strategiche. Ma questa competenza, spesso divisa tra pochi membri chiave o concentrata in eventi una tantum, rischia di essere erosa se non viene strutturata, trasmessa e capitalizzata in modo proattivo.
Il primo passo è quello di formalizzare la conoscenza prodotta: pubblicazioni, note di analisi, sintesi di lavori collettivi, relazioni di dibattiti o conferenze, ecc.
In secondo luogo, è fondamentale promuovere le competenze individuali: interviste filmate, podcast di esperti, contributi a opere collettive. Questi formati garantiscono la continuità del pensiero dei nostri membri, rendendolo accessibile a un pubblico più ampio.
Il mentoring svolge un ruolo prezioso in questo senso. Permette agli esperti più anziani di trasmettere i loro metodi di analisi, le loro fonti e il loro approccio intellettuale ai giovani ricercatori o professionisti. Si possono formare coppie per progetti, pubblicazioni o gruppi di lavoro.
Le strutture possono anche organizzare giornate di trasmissione, cicli di formazione interna o eventi di “archivio vivente” in cui i membri condividono momenti fondanti, controversie e scelte passate.
Anche la creazione di una rete di ex allievi dei collaboratori è una buona idea: aiuta a mantenere i legami con gli ex membri e a diffondere il pensiero del gruppo in altri ambiti (aziende, istituzioni, media, ecc.).
Infine, la governance della conoscenza deve essere considerata a lungo termine: come possiamo tenere traccia di ciò che produciamo? Chi è responsabile della sua memoria? Come si può rendere questa conoscenza accessibile ai futuri collaboratori?
Conservare e condividere le competenze significa far vivere la missione del Gruppo ben oltre le persone presenti.
Una rete di ex alunni attiva è una vera e propria leva di sviluppo per una scuola, un centro di formazione o un qualsiasi istituto di formazione. Non si tratta solo di mantenere i contatti con gli ex studenti, ma di costruire una comunità duratura che promuova la formazione, sostenga gli studenti e contribuisca alla reputazione dell’istituto.
Innanzitutto, gli ex alunni sono i migliori ambasciatori di un istituto. Il loro successo professionale riflette la qualità della formazione che hanno ricevuto. Mettendo in evidenza i loro percorsi di carriera, l’istituto aumenta la sua attrattiva per i futuri studenti o tirocinanti.
In secondo luogo, gli ex studenti possono svolgere un ruolo attivo nel sostenere le nuove generazioni facendo da tutor, sponsorizzando, tenendo conferenze in classe, fornendo testimonianze e offrendo stage o posti di lavoro. In questo modo si crea un legame diretto tra la formazione e il mondo professionale, molto apprezzato dai giovani che stanno costruendo il loro percorso di carriera.
Una rete di alumni ben strutturata permette anche di seguire le carriere dei laureati, di identificare i settori in cui si evolvono, di individuare le esigenze emergenti del mercato e di adattare i contenuti didattici di conseguenza. È uno strumento prezioso per l’innovazione didattica e il miglioramento continuo.
La rete può anche generare risorse aggiuntive: campagne di donazione, sponsorizzazioni, partecipazione a progetti di collaborazione o cattedre di insegnamento.
Infine, rafforza il senso di appartenenza e aiuta a creare una forte identità. Gli ex alunni diventano partner strategici dell’istituto, ben oltre il periodo di formazione.
Una rete di alumni ben gestita, ben attrezzata e ben promossa diventa un circolo virtuoso, al servizio della reputazione, dell’insegnamento e della professionalizzazione.







